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Il clima e l'andamento
stagionale giocano un ruolo fondamentale nel predisporre una situazione di
favore allo scoppio dell'incendio, quindi periodi di non pioggia e di
disidratazione vegetativa, determinano condizioni di estrema pericolosità.
Una cosa scontata ma che
è bene ricordare: il fuoco per innescarsi e propagarsi fino a diventare
incendio (definito come fuoco di una certa rilevanza, non controllato e di
difficile spegnimento) ha bisogno di combustibile.
Quando la vegetazione è
in pieno rigoglio vegetativo l’innesco e la propagazione del fuoco è
difficile, gli incendi sono molto rari: la vegetazione idratata (verde, non
secca) è un pessimo combustibile.
Nel periodo estivo al
centro sud e nel periodo invernale al nord, a causa di periodi prolungati
di mancanza di pioggia, cresce considerevolmente la vegetazione secca, che
invece è un ottimo combustibile.
Se poi il bosco è
abbandonato o trascurato dall’uomo e nessuno provvede alla pulizia con
rimozione delle parti legnose secche che continuamente il bosco forma, il
potenziale combustibile cresce notevolmente.
A questo si somma che,
nei territori abbandonati o non curati, il bosco si riprende spazi aperti,
ottimi per interrompere l’incendio, precedentemente usati per attività
quali pascolo o foraggio.
Non vi è dubbio che la
causa prima dell’entità e dell’intensità degli incendi boschivi vada
ricercata nell’aumento del fattore di rischio determinato essenzialmente
dall'alto grado di depauperamento e di forte spopolamento delle zone
dell'alta collina e della montagna. Un simile evento ha determinato nel
tempo l'abbandono di tutte quelle pratiche agronomiche e selvicolturali che
di contro in passato venivano effettuate nelle campagne e nei boschi, con
il risultato di rendere il bosco meno soggetto nei confronti del fuoco.
I diradamenti, le
ripuliture, il pascolo disciplinato, eventuali colture ed in alcuni casi
anche il fuoco controllato, facevano si che il sottobosco non fornisse esca
e nel contempo, la presenza attiva dell'agricoltore e del pastore era
garanzia e sicurezza per un rapido intervento anche qualora l'incendio
scoppiava.
Cosi, anche quando gli
agricoltori, involontariamente potevano essere causa dell'incendio, essi
stessi provvedevano a spegnerlo direttamente; ciò era possibile grazie alla
cospicua presenza demografica nelle zone di campagna, oggi di contro,
fortemente diminuita ed invecchiata.
La
situazione e’ ora cambiata, tanto che le operazioni selvicolturali
tradizionali sono molto trascurate; e pratiche agronomiche e pastorali,
nelle quali si fa uso anche del fuoco, oggi assumono, per i boschi
limitrofi ai campi ed ai pascoli, un pericolo costante, poiché l'esodo da
tali zone, in particolare quello giovanile, e’ stato massiccio. Ma, se
questa e’ la ragione prima di certi tipi d'incendio, non diverse sono le
considerazioni da fare per quanto concerne l'incendio boschivo determinato
dalla presenza di altri potenziali utenti.
Anche
tali casi riguardano l'uso del territorio, cosi carente di strutture e di
servizi atti ad assicurarne il mantenimento, dal punto di vista fisico ed
economico, in funzione dell'uso e non dell'abuso più intenso.
Una
correlazione interessante e’ quella degli incendi boschivi con la
circolazione veicolare. Infatti si vede che ad un progressivo aumento degli
autoveicoli circolanti e dello sviluppo viario, aumentano in progressione
gli incendi boschivi. E dal rilevamento dei punti d'innesco del fuoco si
evince come moltissimi incendi abbiano inizio dal bordo di strade ed
autostrade.
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