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Le
condizioni che influenzano l'inizio e la propagazione dell'incendio, sono
principalmente rappresentate:
Ø
dalla quantità d'acqua che si
trova nei tessuti delle piante, che può variare dal 2 al 200%nei
tessuti morti, in dipendenza delle condizioni atmosferiche ed in particolar
modo dell'umidità relativa dell'aria;
Ø
dal vento, che oltre a
favorire l'afflusso dell'ossigeno, quale comburente, determina
l'avanzamento della linea del fuoco, provoca il preriscaldamento del
materiale legnoso e quindi nuovi punti d'inizio e di continuazione del
fuoco;
Ø
dalla quantità, dimensioni,
disposizioni dei materiali combustibili, i quali, se sottili e non
pressati, offrono maggiore superficie esterna all'ossigeno comburente.
Ma quale
è la sorgente di calore che può innescare un incendio? In periodi molto
siccitosi può bastare una sigaretta ancora accesa lasciata cadere tra
l’erba secca, scintille che escono da tubi di scappamento e dalle ruote dei
treni in corsa, fuochi accesi per giocare o per cucinare e poi non spenti
bene, fuochi accesi dai contadini per bruciare le stoppie dopo la
mietitura: questi si chiamano eventi colposi cioè effettuati senza intenzione
criminale, ma comunque causa d’incendio. Poi, purtroppo, ci sono incendi di
natura dolosa, cioè determinati intenzionalmente dagli uomini, I motivi in
questi casi sono per esclusivi interessi personali. Infatti brucia il
pastore perché poi dalle ceneri del bosco con le prime piogge crescerà
un’erba tenera e nutriente per le proprie pecore; brucia lo speculatore
edilizio che, nonostante l’esistenza di leggi che sanciscono il divieto di
costruzione in terreni boscati bruciati,spera nella complicità di qualche
amministrazione comunale per eludere la legge; brucia chi vuol danneggiare
zone di interesse naturalistico al fine di dirottare, dopo il disastro, i
turisti in altre aree con minori valori naturalistici e paesaggistici;
bruciano poi i piromani, persone malate che nel divampare delle fiamme
provano sensazioni di piacere.
L’incendio di un bosco non esplode improvvisamente,
infatti inizia con il fuocobasso, che interessa erba secca,
lettiera con foglie marcescenti, piccoli arbusti come le ginestre e cespugli,
passa poi al fuoco medio che avvolge piccoli arbusti, alberi da frutto e le
chiome più basse di alberi adulti e termina infine con il fuoco generale in
cui viene coinvolto un intero bosco o parte di esso. Dalla prima fase
(fuoco basso), alla terza (fuoco generale), intercorre sempre un certo
tempo che può variare a seconda dell’ora del giorno (le ore più pericolose
sono dalle 11 di mattina alle 18, quando il sole è più caldo), del vento
presente e della pendenza del terreno (brucia più velocemente un bosco
lungo un declivio di una collina o di una montagna, anziché un bosco sito
in pianura). In termini reali dal primo focolaio all’incendio vero e
proprio possono passare dai 30 minuti all’ora e mezza.
Un intervento tempestivo in questa delicata fase può
scongiurare il disastro. Infatti su di un incendio “basso” bastano pochi
volenterosi muniti anche solo di frasche verdi e di un po’ d’acqua per
soffocare l’incendio. Sugli incendi boschivi medi e generali, servono
squadre specializzate come quelle dei forestali o dei vigili del fuoco.
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