Corso DAE Certificato 2015 - Protezione Civile Imbersago

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Corso DAE Certificato 2015

Corso DAE: una questione di "CUORE"

Nelle giornate di sabato 25 luglio e sabato 10 ottobre 2015 si sono svolti corsi di formazione specifica per l'utilizzo del DAE, organizzati da AVPC Imbersago in collaborazione con la Croce Rossa Italiana della sezione di Olgiate Molgora. Alle lezioni teoriche e pratiche sono stati invitati a partecipare anche Volontari di Protezione Civile appartenenti ad altri gruppi presenti sul nostro territorio. Le singole lezioni prevedevano un numero limitato di partecipanti, per consentire ai formatori di svolgere le lezioni teoriche e pratiche in maniera esaustiva e completa. Dato l'elevato numero delle richieste sono previsti altri corsi in date da stabilire.
Un grande e doveroso ringraziamento alla CRI di Olgiate Molgora per la disponibilità dimostrata e per la gratuità del corso.
Ogni volontario ha ricevuto al termine della lezione la Certificazione all'utilizzo dell'apparecchio DAE.











NOZIONI FONDAMENTALI


PERCHE' LA RCP E LA DEFIBRILLAZIONE PRECOCE
BLS è una sigla che deriva dall’inglese Basic Life Support in italiano può essere tradotta in sostegno di base delle funzioni vitali. Il BLS consiste nelle manovre più semplici della rianimazione cardiopolmonare (RCP), che non prevedono l’utilizzo di attrezzature sanitarie né di farmaci e che tutti possono imparare, potendo così prestare soccorso nel caso si verifichi un’improvvisa cessazione dell’attività del cuore o dei polmoni.

La cessazione improvvisa ed inaspettata della funzione cardiaca è un evento denominato “morte cardiaca improvvisa”, che uccide ogni anno una persona su mille: è una situazione drammatica che, come un fulmine a ciel sereno, può colpire soggetti apparentemente in buona salute (o che non sanno di essere malati), spesso senza alcun segno premonitore.

Nella maggior parte dei casi è causata da una malattia delle coronarie, i vasi che riforniscono il cuore di sangue ossigenato. In questi casi è di importanza vitale che vi sia un intervento rapido ed appropriato, in quanto l’arresto della funzione del cuore (e di conseguenza dei polmoni) non sempre equivale necessariamente alla morte. Infatti il cuore si può fermare come conseguenza naturale di molte malattie in un organismo che ha perso definitivamente ogni possibilità di sopravvivenza; la morte cardiaca improvvisa, che uccide ogni anno una persona su mille, spesso colpisce invece un cuore che può tornare in attività ed un organismo che può essere ancora vitale, a patto che si intervenga rapidamente ed in modo appropriato. Se il cuore ed i polmoni si fermano, cessa il rifornimento di sangue ed ossigeno a tutto il corpo. Tutti gli organi subiscono gravi conseguenze per la mancanza di ossigeno, ma quello che viene danneggiato maggiormente e nel tempo più breve è il cervello.

Già dopo 8-10 minuti di assenza di circolazione il cervello subisce danni che non gli permettono più di tornare a funzionare normalmente, anche se riusciamo a far riprendere al cuore la sua attività. Malgrado gli altri organi possano tollerare l’assenza di circolazione e di ossigenazione per tempi più lunghi, è durante questi primi minuti che bisogna intervenire se vogliamo che riprenda a vivere anche il cervello con tutte le sue funzioni. Se ciò non avviene, la vittima dell’arresto cardiaco morirà o sopravvivrà con lesioni cerebrali tali da provocare disturbi dei movimenti o della parola o delle capacità cognitive; in alcuni casi è possibile che persista una condizione di vita vegetativa, cioè priva di capacità di relazione. In questi primi 10 minuti, è fondamentale che chi è presente al momento dell’arresto cardiaco intervenga rapidamente praticando il BLS, che per mezzo di due manovre principali (il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale), riesce a fornire dall’esterno l’ossigeno in grado di mantenere vitale il cervello.

Il BLS da solo non riesce di solito a far ritornare la circolazione e la respirazione spontanea, ma permette di guadagnare tempo nell’attesa dell’arrivo di soccorsi qualificati che possono agire con più efficacia sulla causa dell’evento. La successione di questi passi del soccorso costituisce la cosiddetta catena della sopravvivenza, che consiste in una serie di interventi coordinati che devono essere attuati quanto più rapidamente possibile: è stata scelta l’immagine della catena perché ogni intervento è strettamente legato all’altro e l’efficacia del soccorso dipende dalla corretta successione delle varie attività d e dalla loro esecuzione corretta.



Chiunque si trovi ad essere testimone di un arresto cardiaco può attivare i primi due anelli: il suo compito consiste nel dare l’allarme al sistema di emergenza sanitaria 118 (o qualora non ancora attivo ad un altro sistema di emergenza presente nella zona) e nell’eseguire le procedure del BLS. I successivi due anelli rappresentano il compito del personale dell’emergenza sanitaria che interviene con attrezzature e tecniche specialistiche, o per quanto riguarda il terzo anello, defibrillazione precoce, anche di persone non necessariamente facenti parte del sistema di emergenza sanitaria, ma dotate di defibrillatore semiautomatico (DAE) e addestrate ad usarlo.

Ogni minuto che passa dall’inizio dell’arresto cardiaco, infatti, fa scendere del 10% circa la probabilità di successo della scarica elettrica data col defibrillatore. Dopo 5 minuti le possibilità di ripresa sono già scese al 50%, dopo 8 minuti al 20%. Se il defibrillatore non è immediatamente disponibile si possono guadagnare minuti preziosi iniziando prontamente la RCP.

La defibrillazione è perciò una manovra salvavita che deve essere effettuata al più presto. Ciò è possibile,come si diceva, anche per soccorritori non sanitari (non è necessario essere medici o infermieri). Infatti i defibrillatori semiautomatici (DAE), “intelligenti”, rendono tale manovra facile perchè analizzano automaticamente il ritmo cardiaco e stabiliscono anche l’opportunità di una scarica.

LE LINEE GUIDA
LA SEQUENZA DELLE MANOVRE DI BLSD
Prima di soccorrere la probabile vittima di un arresto cardiaco improvviso occorre accertarsi di operare in condizioni di sicurezza ambientale, per non mettere a rischio anche la nostra incolumità. Accertati dunque che nell’ambiente non vi sia fumo, gas, pericolo di folgorazione o di incendio, ecc Successivamente, la prima cosa da chiedersi intervenendo su una persona probabile vittima di arresto cardiaco improvviso deve essere: è COSCIENTE? Per capire questo la scuotiamo per le spalle e la chiamiamo ad alta voce. Se la persona non si muove e non risponde e non c’é nessuno accanto a lei, chiama aiuto per accelerare i soccorsi e poter poi chiamare il 118. Nel soggetto non cosciente le vie aeree sono ostruite dalla lingua che cade all’indietro a causa del rilasciamento muscolare.

La prima cosa da fare in un soggetto che ha perso coscienza è aprire le vie aeree: spingi indietro la testa appoggiando una mano sulla fronte e con due dita dell’altra mano solleva il mento, mentre effettui questa manovra esegui un rapido controllo della cavità orale per evidenziare eventuali corpi estranei visibili. Le dentiere devono essere rimosse solo se dislocate.

Dopo aver provveduto alla pervietà delle vie aeree, occorre sapere se la vittima respira. Per fare questo, mantenendo il capo del soggetto esteso ed il mento sollevato, avvicinati al suo viso, guarda se il torace si alza e si abbassa, ascolta se ci sono rumori respiratori e senti se si percepisce il passaggio di aria dalla bocca. Devi eseguire questa valutazione (promemoria: Guarda Ascolta Senti = GAS) per dieci secondi. Se la vittima respira normalmente ma non è cosciente ponila in posizione laterale di sicurezza e chiama o fa’ chiamare il 118; ricorda: questa posizione può essere pericolosa se la vittima ha subito un trauma. Se l’attesa di aiuti si prolunga, cambia lato ogni 30 minuti per evitare lesioni e controlla che la vittima continui a respirare. Se la persona non respira normalmente fa’ chiamare il 118 e fa’ portare il DAE, se sei solo allontanati e va’ a chiamare il 118. Chi allerta la Centrale Operativa 118 dovrà rispondere a tutte le domande dell’operatore (in particolare fornendo informazioni esatte sul luogo dell’evento) e non dovrà riagganciare fino a che l’intervista non sarà terminata.

Allertati i soccorsi, inizia la RCP (Rianimazione cardio polmonare). Inizia con il massaggio cardiaco che ti consente di far circolare il sangue: con le braccia perpendicolari al torace poni la parte prossimale del palmo della tua mano al centro del torace della vittima, sovrapponi l’altra mano ed esegui 30 compressioni sullo sterno della profondità di 4-5 centimetri, alla frequenza di 100 compressioni al minuto. È necessario che il paziente sia disteso in posizione supina su una superficie dura. Dopo le 30 compressioni esegui due insufflazioni della durata di 1 secondo controllando che il torace si sollevi. La ventilazione bocca-bocca si esegue mantenendo il capo esteso ed il mento sollevato. Stai a fianco della vittima e appoggia la tua bocca bene aperta sulla bocca della vittima, mentre gli tieni il naso chiuso pinzando con due dita le narici, insuffla aria osservando che il torace si sollevi. Quindi staccati permettendo l’espirazione ed osserva che il torace si abbassi. L’insufflazione deve essere lenta e graduale, viene ripetuta due volte. Non sono descritti casi di trasmissione di HIV attraverso le manovre di respirazione boccabocca, sono invece descritti isolati casi di trasmissione di TBC e di SARS. È pertanto opportuno per i soccorritori utilizzare sistemi di barriera che garantiscano nei confronti della trasmissione di tali malattie. L’utilizzo di una maschera tascabile ti permette di eseguire la ventilazione artificiale senza entrare in contatto diretto con la vittima. Continua alternando 30 compressioni e 2 insufflazioni fino a che non è disponibile il DAE. Se hai problemi ad eseguire le ventilazioni (non ci riesci, non hai mezzi di protezione), continua a massaggiare senza interrompere, fino all’arrivo del DAE.

Se disponi di DAE hai ancora la possibilità di salvare il soggetto in arresto cardiaco. Usalo subito! Accendi il DAE. Collega le piastre adesive al torace del soggetto, dopo averlo asciugato se necessario. La posizione delle piastre deve essere: una sotto la clavicola destra, l’altra sulla parete laterale sinistra del torace all’altezza del capezzolo. Esse ti permettono di defibrillare la vittima senza toccarla e stando a distanza di sicurezza dal suo corpo. Il DAE analizza il ritmo cardiaco: in questa fase nessuno deve toccare o avvicinarsi al paziente per evitare che vibrazioni o movimenti interrompano l’analisi o interferiscano con essa. L’apparecchio in questi casi ci obbligherebbe a ripetere l’analisi, perdendo tempo prezioso. Se il DAE consiglia la scarica, fai allontanare tutti, ordinandolo ad alta voce. Eroga la scossa schiacciando il tasto “shock”. Nessuno (tu compreso) deve essere a contatto con il paziente durante l’analisi e durante la scarica. Se il DAE ti dice subito che non c’è l’indicazione alla scarica devi effettuare la rianimazione cardiopolmonare per 2 minuti (circa 5 cicli di 30 compressioni e 2 insufflazioni). Se il DAE effettua la scarica, ricomincia subito la rianimazione cardiopolmonare per 2 minuti (circa 5 cicli di 30 compressioni e 2 insufflazioni). Dopo 2 minuti l’apparecchio ricomincerà ad analizzare il ritmo e ti dirà di non toccare il paziente: interrompi subito la RCP e fai allontanare tutti.

Continua così fino a quando:
la vittima riprende a respirare normalmente
arrivano i soccorsi sanitari
non ce la fai più.

QUINDI RIEPILOGANDO ...
Ricordati di eseguire nell’ordine la sequenza degli interventi: valuta la sicurezza ambientale, valuta se la vittima è cosciente; se non lo è chiedi a qualcuno di aiutarti; quindi guarda, ascolta e senti per 10 secondi se respira normalmente: se non respira normalmente fa’ chiamare il 118 e chiedi un DAE; se sei da solo allontanati per allertare il 118 e prendere un DAE se ne sei sprovvisto. Incomincia le manovre di RCP fino a quando non è disponibile il DAE; alterna 30 compressioni toraciche a 2 insufflazioni.

Appena possibile collega il DAE e avvia subito l’analisi attivando il DAE; ricordati che in questa fase nessuno deve toccare il paziente. Se ti viene consigliato lo shock, dai subito la scarica controllando che nessuno si avvicini al paziente. Subito dopo inizia la RCP per 2 minuti; al termine di 4/5 cicli di compressioni e insufflazioni riavvia l’analisi. Continua alternando 2 minuti RCP - analisi. Se sei tempestivo, utilizzando un DAE ed effettuando le manovre di rianimazione cardiopolmonare, puoi raggiungere il tuo obiettivo: far ripartire il cuore e salvare una vita.

Guarda come si fa ...


 
 
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